Manduria, blitz modello «no Tap» riprendono i lavori del depuratore

All'alba le forze dell'ordine hanno circondato il cantiere nella riserva naturale consentendo l'ingresso alle ruspe. Ambientalisti colti di sorpresa. L'incognita scarico a mare

Una manifestazione contro il depuratore ad Avetrana

Una manifestazione contro il depuratore ad Avetrana

Fulvio Colucci 10 luglio 2017

Come a Melendugno per i «no Tap», un blitz all’alba eseguito da un ingente schieramento di forze dell’ordine (polizia, carabinieri, Guardia di finanza) ha garantito la ripresa dei lavori per la costruzione del depuratore consortile nell’area marina di Manduria, in provincia di Taranto.


L’opera è contestata dagli ambientalisti le cui proteste sono state però spente sul nascere dalle modalità e dalla rapidità dell’operazione delle forze di polizia. E sì che le diverse associazioni ecologiste si sono mobilitate in modo massiccio negli ultimi mesi, con appassionate e affollate manifestazioni sia a Manduria che ad Avetrana (anch’essa interessata alle ricadute in termini ambientali derivanti dalla costruzione del depuratore consortile da parte dell’Acquedotto pugliese).


Il fronte contrario al depuratore consortile, che dovrebbe servire un popoloso comprensorio nel quale ricadono i Comuni di Manduria e Sava in provincia di Taranto, si oppone al progetto che lambisce il fiume Chidro e prevede lo scarico a mare delle acque reflue con inevitabili, pesanti, ricadute paesaggistiche anche se l’Acquedotto pugliese si è più volte affrettato a precisare che tutto è a norma e senza contraccolpi ambientali. Malgrado un esorbitante numero di progetti alternativi sia stato valutato dalle Amministrazioni locali non si è giunti a un’intesa che mettesse in soffitta il primo progetto, quello sul quale gli ambientalisti mostrano la loro contrarietà e il loro scetticismo.


Così stamane, scortate dai mezzi delle forze dell’ordine, le ruspe dell’impresa Putignano, che dovrà realizzare i lavori del depuratore nella marina di Manduria, sono entrate nel cantiere, avviando le opere di scavo.


Contro il progetto i cittadini contrari hanno più volte tenuto dei presidi impedendo l’accesso ai camion per dire no alla localizzazione dell’impianto a ridosso della riserva naturale. Con i cittadini si è schierata sin dal primo momento Romina Power, che da anni ha scelto quei luoghi come mete delle sue vacanze, sindaci e amministratori locali.


I vari Comitati che si oppongono al depuratore oggi sono stati colti alla sprovvista perchè attendevano la nuova data dell’incontro a Bari, tra i sindaci dei comuni interessati e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. L’Acquedotto pugliese, a quanto si è appreso, ha dato invece disposizione all’impresa vincitrice dell’appalto di insediarsi nel cantiere per iniziare i lavori. Cantiere blindato quindi, come a Melendugno, per sbarrare il passo ai manifestanti «no Tap». Malgrado le rassicurazioni offerte dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano il quale ha escluso dal progetto lo scarico a mare, il mondo ambientalista appare scosso. Anche per la posizione del governatore della Puglia: rispetto al caso del depuratore di Manduria, Emiliano ha abdicato al ruolo di «lotta», che invece ha ricoperto nella vicenda Tap da fiero oppositore del progetto, tornando al profilo di «governo» sì da sostenere le tesi dell’Acquedotto pugliese pur derogando alla scarico a mare (e vedremo se, fino alla fine, questo sarà).