Banche venete e agroalimentare Emiliano dichiara guerra al governo

Il presidente della Regione Puglia, mette sotto scacco Palazzo Chigi e il suo partito, il Pd, sul salvataggio degli istituti di credito e sull'intesa commerciale tra Ue e Canada

Michele Emiliano

Michele Emiliano

Fulvio Colucci 5 luglio 2017

Di lotta e di governo. Per Michele Emiliano è buona la prima viste le posizioni critiche assunte, dal presidente della Regione Puglia, esponente di spicco del Pd e già sfidante di Renzi alla segreteria, nei confronti di Palazzo Chigi.


Il governatore sembra aver smesso il doppiopetto da establishment e sembra vestir quasi la corazza del dissenso alla guerra dopo il micidiale uno-due che in poco meno di 48 ore ha creato non pochi grattacapi al governo Gentiloni, provocando scosse politiche fino all’acre botta e risposta con il ministro dell’Economia Padoan.


Il primo colpo, Emiliano lo ha sferrato la sera di lunedì in una lettera inviata al governo e ai parlamentari del Partito democratico. Il presidente della Puglia ha avvertito questi ultimi: «Il decreto sulle banche venete è invotabile perchè tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati e comporta per lo Stato un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile».


«Forse molte domande sono basate su una scarsa conoscenza» ha replicato duramente il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ma il governatore ha rincarato la dose: «Non conosco i fatti? Conosco i diritti (dei risparmiatori, ndr) e li difendo. E i fatti danno torto a Padoan». Emiliano si è poi soffermato proprio sul ruolo di Padoan in questi anni: «Da ministro dell’Economia ha la responsabilità della tenuta e del funzionamento del sistema bancario italiano da quasi 4 anni. Sarebbe fin troppo facile rispondergli che i fatti li conoscono tutti gli italiani visto il numero di suoi decreti predisposti sulle banche italiane in questi anni, ma non lo farò. Gli ricordo che è nostro dovere difendere i risparmiatori utilizzando le risorse dei contribuenti italiani in modo trasparente. Io non penso che questo sia sempre avvenuto in questi anni».


Il secondo «colpo» il presidente della Regione Puglia lo ha sferrato insieme alla sua giunta incalzando il governo sull’accordo Ceta, che prevede un’intesa di scambio tra Unione Europea e Canada nel settore agroalimentare. «A tutela degli interessi dei cittadini e delle imprese agricole pugliesi», la giunta regionale pugliese ha approvato ieri a Bari un atto di indirizzo con il quale si impegna ad attivarsi presso il Parlamento e il governo nazionali per sensibilizzare le istituzioni a non ratificare, o almeno a differire l’iter di ratifica legislativo del Ceta, approvato lo scorso 15 febbraio dal Parlamento Ue. Questo perché, secondo la giunta Emiliano il «comparto agroalimentare made in Italy subirebbe un rilevante danno».


L’Accordo, si legge ancora nel documento della giunta pugliese, prevede «l'annullamento di circa il 98% di tutte le tariffe dell’Unione europea» ma «l'abbattimento dei dazi attiva significativi flussi di importazione competitiva sotto il profilo dei prezzi, ma con scarsi standard qualitativi e di sicurezza, a fronte della mancanza di un sistema di regole che tuteli i consumatori e che assicuri evidenza e trasparenza sull'origine delle materie prime». Insomma, secondo Emiliano, quel trattato non s’ha da approvare e bisogna «adottare ogni iniziativa necessaria ad ostacolare l’applicazione del Trattato anche in via provvisoria».


Infine la Regione ricorda che «il Canada è il 12/mo partner commerciale più importante dell’Unione Europea. L’Unione europea è, per il Canada, il secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti e rappresenta quasi il 10% del suo commercio estero. Il volume degli scambi di merci tra Unione europea e Canada raggiunge quasi 60 miliardi di euro l’anno». Emiliano, alla fine, va alla guerra su banche e grano come un oppositore. Lo disse in tempi non sospetti, era il novembre del 2016: «Sono da sempre una spina nel fianco».